Autocompassione: una chiave per la felicità.

Autocompassione batte autostima 5-0

Per sentirci bene con noi stessi l'autostima non basta. Studi recenti hanno infatti dimostrato che praticare l’autocompassione è più semplice ed efficace che sviluppare l’autostima per almeno 5 motivi, e che, al contrario dell’autostima, l'autocompassione può diventare una chiave per la felicità e una valida base per superare momenti di crisi. 

Compassione e Autocompassione

Per comprendere cos’è l'autocompassione, e come possa diventare la chiave per la felicità, bisogna innanzi tutto chiarire il concetto di compassione, parola il cui significato etimologico deriva dal latino cum insieme, patior soffro. Il senso letterale della compassione è quindi “partecipazione alla sofferenza altrui… una comunione intima e difficilissima con un dolore che non nasce come proprio… è la manifestazione di un tipo di amore incondizionato che strutturalmente non può chiedere niente in cambio.

Ed è la testa di ponte per una comunione autentica non solo di sofferenza, ma anche - e soprattutto - di gioia vitale e di entusiasmo.”

In questo senso la compassione è qualcosa di molto lontano da pietismo, buonismo e attaccamento con cui viene spesso fraintesa, ed è caratterizzata da alcune qualità, coerenti con il suo significato originario.

Innanzi tutto è consapevole, cioè ha intelligenza, forza e confini: “La compassione non implica solo cercare di essere buono. Quando ci troviamo in una relazione aggressiva, c’è bisogno che stabiliamo chiari limiti. La cosa più benevola che possiamo fare verso ogni persona coinvolta è sapere quando dire basta.” (Pema Chodron)

La compassione implica anche un senso di uguaglianza: “La compassione non è una relazione tra il guaritore e il malato. È una relazione tra uguali. Solo quando conosciamo bene la nostra oscurità possiamo essere presenti alle oscurità di altri. La compassione diventa reale quando riconosciamo la nostra umanità condivisa.” (Pema Chodron

Infine la compassione deve essere attiva, proprio in quanto implica un forte desiderio di eliminare la causa della sofferenza altrui: passare una scala a chi è caduto in un pozzo è molto più utile e compassionevole che buttarsi nel pozzo e piangere assieme a lui!  

L'autocompassione è il sentire e agire la compassione nei confronti di se stessi e, così come la compassione, è caratterizzata da consapevolezza, uguaglianza e azione.

Non si tratta di autocommiserazione: nell’autocompassione non mi piango addosso e non mi crogiolo nella mia sofferenza.

Non si tratta nemmeno di autoindulgenza: nell’autocompassione posso riconoscere con amore i miei sbagli, provare dispiacere e cercare di rimediare.

Autocompassione 3

Autocompassione vs autostima

Kristin Neff, PhD dell’Università del Texas, ha dedicato all’autocompassione gran parte delle sue ricerche e l’ha messa a confronto con l’autostima. Dai risultati emerge come l’autocompassione sia la chiave per essere felici per almeno 5 motivi:  

1. L'autostima si basa, come dice la parola stessa, su una stima, ossia su giudizi e valutazioni che il nostro intelletto dà rispetto alle nostre prestazioni o alle nostre qualità. Ci stimiamo perché abbiamo superato un esame, o per un successo lavorativo, o perché guardandoci allo specchio ci vediamo belli. L’autocompassione non è basata su auto-valutazioni. Le persone sentono compassione per se stesse perché tutti gli esseri umani meritano compassione e comprensione, non perché possiedono una qualche particolare serie di caratteristiche (bello, intelligente, talentuoso e così via).

2. L'autostima  dipende anche molto dall’approvazione degli altri: sale quando il nostro partner ci fa un complimento, scende se ci critica; sale se ci sentiamo apprezzati sul lavoro, scende quando ci sentiamo ignorati o non apprezzati. L'autocompassione dipende solo da noi: possiamo provarla in qualunque momento e in qualunque circostanza, a prescindere da cosa gli altri pensano di noi.

3. L'autostima  spesso si basa su quanto ci sentiamo differenti dagli altri, quanto risaltiamo o siamo speciali: non va bene essere nella media per sentirci bene con noi stessi. Con l'autocompassione, non dobbiamo sentirci migliori degli altri per sentirci bene con noi stessi.

4. Il bisogno di alta autostima può spingerci a ignorare, distorcere o nascondere le nostre personali imperfezioni, e di conseguenza non ci permettiamo di vedere noi stessi chiaramente e completamente. L'autocompassione permette invece una maggiore chiarezza, perché le personali mancanze possono essere riconosciute con benevolenza e non hanno bisogno di essere nascoste.

5. L'autostima è spesso condizionata dal nostro ultimo successo o fallimento, e quindi fluttua, essendo dipendente dalle circostanze che sempre cambiano. L'autocompassione non dipende da circostanze esterne, è sempre disponibile.

Le ricerche indicano inoltre che, paragonata all’autostima, l’autocompassione è associata a: maggiore resilienza emozionale, conoscenza di sé più accurata, comportamento più premuroso nelle relazioni, così come minore narcisismo e rabbia reattiva.

Autocompassione 2

Come praticare l’autocompassione

Autocompassione e amore per sé si possono creare attraverso semplici pratiche volte ad accrescere la benevolenza verso noi stessi:

Tratta te stesso come tratteresti qualcuno a cui vuoi bene. La cosa più semplice che puoi fare è immaginare cosa faresti se qualcuno a cui tieni venisse da te e ti raccontasse un suo dolore o un suo fallimento. Cosa diresti a questa persona? Come la tratteresti?

Parla a te stesso con gentilezza. Spesso nei momenti più difficili siamo critici e accusatori verso di noi e questo non ci aiuta. Portare attenzione al nostro dialogo interno e rivolgerci a noi con parole amorevoli e gentili ci può invece far superare più velocemente le difficoltà.

Conforta te stesso con un gesto fisico. Gesti fisici benevoli hanno effetto immediato sul nostro corpo, calmando il nostro sistema nervoso. Mettere semplicemente le mani sul centro del petto, all’altezza del cuore, toccarsi la guancia o le labbra, massaggiarsi le spalle sono gesti confortanti.

Crea una frase compassionevole che puoi dire a te stesso. Ogni volta che stai attraversando difficili esperienze di vita o che ti accorgi di essere caduto nell’autocritica, può essere d’aiuto avere alcune frasi benevole che senti giuste per te. Combinare questo con un gesto fisico – come le mani sul cuore – lo rende particolarmente potente.

di Laura Nardi.

  • Home
  • NEWS
  • Autocompassione: una chiave per la felicità.