I risultati del Metodo descritti da insegnanti Hoffman

L’intelligenza emotiva

Uno dei risultati più consistenti dell’Hoffman è l’aumento dell’intelligenza emotiva, competenza indispensabile per una vita ispirata, creativa ed entusiasmante. Specialmente nel mondo del lavoro, sorprendentemente, l’intelligenza emotiva è diventata essenziale per possedere una leadership all’altezza della complessità lavorativa dei tempi odierni. L’importanza data oggigiorno all’intelligenza emotiva è basata anche dal sapere che tutte le decisioni sono prese su basi emotive e che solo dopo vengono spiegate e giustificate razionalmente.

David Goleman, esperto storico dell’intelligenza emotiva, parla dell’aspetto personale e di quello sociale dell’intelligenza emotiva.

In sintesi:

l’aspetto personale dell’intelligenza emotiva consiste nell’essere consapevole di sé e include il sentire, il vivere con consapevolezza e il dare nomi alle emozioni. Questa competenza aiuta a comprendere l’origine delle emozioni sia negative che positive e ad averle sotto controllo, pur vivendole pienamente e in modo adeguato alle situazioni che si presentano. In questo modo si diventa artefici di sé, si agisce con proposito, capaci di prendere decisioni sensate, in allineamento con i propri valori e con ciò che le circostanze richiedono.

L’aspetto sociale dell’intelligenza emotiva é l’empatia e cioè il comprendere e sentire gli altri, i loro stati d’animo, i loro interessi, le loro difficoltà e le loro motivazioni. L’intelligenza emotiva è alla base della competenza sociale, del saper ascoltare con interesse e del saper esprimersi in modo coinvolgente. Sono queste le competenze da sviluppare per chiunque si trovi, o si voglia trovare, in una posizione di leadership o in un’attività che coinvolge altre persone.

Soddisfazione della vita e benessere generale

E alla fine conta se sto bene!

Sto bene? Sono contento? Se continuo così e poi mi giro e guardo la mia vita sono soddisfatto? Posso dirmi: “ben fatto”?

I partecipanti dell’Hoffman sperimentano una aumentata vitalità, energia fisica più potente e migliore salute fisica e mentale. Aumenta anche il loro funzionamento emotivo e sociale e la padronanza e soddisfazione di vita.

Perdono

La parola “perdono” ha la stessa radice del verbo donare. Perdonare dunque significa donare qualcosa a qualcuno, fare un regalo. Con il perdono si superano rancori e risentimenti, si va oltre ciò che è successo nel passato e si rinuncia a ogni forma di rivalsa o di punizione nei confronti di se stessi o di un’altra persona. E si dona a sé e all’altro una nuova possibilità.

Perdonare davvero non vuol dire mettersi su un piedistallo e dall’alto della propria “clemenza” concedere una grazia. Al contrario: il perdonare davvero parte da una comprensione profonda delle motivazioni dell’altro. Per perdonare l’altro è necessario guardarlo. Guardarlo nella sua umanità che è uguale alla nostra e quindi mettersi con l’altro in un rapporto di parità.

E perdonare non significa neanche dimenticare o negare il passato. Significa decidere di andare oltre, significa accettare che il passato non si può cambiare, ma questo non deve necessariamente impedirci di essere diversi nel presente e nel futuro se noi lo vogliamo. E per fare questo ci vuole un grande coraggio. Nel seminario Hoffman il perdono è un passo indispensabile al cambiamento, proprio perché crea questa nuova possibilità, questa pagina bianca in cui poter ricominciare a scrivere la propria vita e le proprie relazioni in maniera più vicina a ciò che davvero vogliamo essere.

Empatia

Abbiamo già accennato all’empatia come parte integrante dell’intelligenza emotiva, definendola come la capacità di comprendere e sentire gli altri, i loro stati d’animo, i loro interessi, le loro difficoltà e le loro motivazioni. Considerando che come specie siamo “animali sociali” e che il vero benessere è dettato dalla qualità delle nostre relazioni, risulta chiaro quanto la capacità di sentire l’altro sia elementare. Facciamo un passo avanti: è nota la frase di Gesù Cristo “ama il prossimo tuo come te stesso”, una frase che ci riporta a noi stessi e a una domanda fondamentale: “siamo capaci di amarci?”. Tutto ciò che possiamo mettere nel mondo, parte dal nostro mondo interiore e nostra responsabilità è sviluppare competenze interne che ci permettano poi di agire in modo migliore nel mondo esterno. L’Hoffman contribuisce allo sviluppo della capacità empatica partendo in primis dalla capacità di comprendere e sentire se stessi e poi, attraverso un lavoro di ricostruzione a 360° del proprio passato, il potersi aprire all’altro con comprensione e accettazione. L’empatia ci rende genitori attenti e presenti, partner comprensivi, figli grati, leader efficaci; l’empatia ci consente di vedere davvero l’altro e i suoi bisogni e, di conseguenza, rispondere in modo più adeguato. Nelle relazioni di aiuto e di guida, lo sviluppo della capacità empatica è alla base di efficacia ed etica.

Spiritualità

L’idea della “Quadrinità” definisce come nell’Hoffman viene compreso l’essere umano, cioè dotato di quattro funzioni principali: la funzione fisica, quella emotiva, quella intellettiva e quella spirituale. Accedendo alla parte spirituale si possono raccogliere guadagni immediati: a livello fisico sentiamo benessere ed energia; a livello emozionale sentiamo gioia e pace; la parte mentale sperimenta chiarezza ma, soprattutto, il nostro io più autentico si manifesta. Nel momento in cui ci identifichiamo con questa nostra parte essenziale, autentica, spirituale, sappiamo con certezza ciò che è giusto e ciò che non lo è. È da quel punto di vista che si può vedere il quadro complessivo. È da quel punto di vista che nasce la visione che dà la direzione. È da quel punto di vista che siamo in contatto con l’intuito, facoltà che ci permette di agire adeguatamente e rilassati nelle situazioni di stress e in quei momenti in cui mancano le informazioni necessarie. È da quel punto di vista che ci sentiamo parte del collettivo, e dove risiede il senso e il proposito. Vivere dal punto di vista dell’io essenziale ci permette di intuire quanto siamo potenti. Come disse Taillard de Chardin: “Non siamo esseri umani che fanno delle esperienze spirituali, siamo esseri spirituali che fanno un esperienza umana”.

Depressione

Con l’Hoffman la sintomatologia depressiva si allevia notevolmente e il miglioramento si mantiene nel tempo. Ma cosa si intende per depressione? Per la depressione patologica vi rimandiamo ad un articolo specifico, qui vogliamo parlare di quegli aspetti depressivi che in qualche modo, e in determinati periodi, tutti possiamo aver sperimentato: tristezza immotivata, umore nero e/o svogliato, mancanza di direzione, apatia, non trovare il senso delle cose, incapacità di gioire delle cose belle, disistima, solitudine, ecc.

Il contributo dell’Hoffman su questi stati emotivi non è tanto l’aiutare le persone a comprendere i perché di certe esperienze – aspetto che comunque è trattato approfonditamente – ma è il permettere alle persone di connettersi pienamente con se stesse poiché, molto spesso, l’umore basso è proprio il risultato di un distacco da sé, da quello che si sente e da quello che si vuole. Rafforzando quindi la propria capacità di ascolto, sviluppando una visione della vita più aderente al proprio vissuto, scoprendo i mille colori interni e le potenzialità presenti, i partecipanti sviluppano muscoli psichici efficaci per vivere piacevolmente e affrontare con buona energia le sfide che nella vita ovviamente non mancano.

Ansia

Secondo la ricerca scientifica, uno dei risultati del metodo Hoffman è una sensibile riduzione dell’ansia, un disturbo oggi molto comune, soprattutto per chi vive sommerso da mille impegni, lavorativi e personali. Secondo il dizionario medico l’ansia è definita come: “Sentimento di penosa attesa nei confronti di una situazione pericolosa e minacciosa nella realtà, o avvertita come tale, soggettivamente, dall’individuo. L’ansia è un sintomo comune e normale di fronte a situazioni traumatiche.” Quindi nell’ansia in sé non c’è niente di male, è una reazione di difesa di fronte a pericoli reali (con conseguente rilascio di adrenalina) o situazioni traumatiche.

Il fatto è che sempre più spesso l’ansia compare non solo di fronte a situazioni oggettivamente pericolose o traumatiche, ma anche prima o durante normali attività quotidiane: un colloquio di lavoro, una riunione, la gestione di un conflitto con un amico, guidare la macchina, prendere l’aereo e così via. Per molte persone l’ansia è una compagna di vita che impedisce tra le altre cose il riposo, la chiarezza mentale, la possibilità di godersi i momenti di gioia.

L’ansia in molti casi è figlia della fretta, del troppo lavoro, della rincorsa al successo. Alcuni tipi di ansia come l’ansia da prestazione, diventano addirittura delle manifestazioni accettate socialmente e ritenute anche “buone” in quanto portatrici di maggiore efficienza lavorativa, nonostante spesso l’esperienza personale dimostri proprio il contrario: svolgere un compito con calma di solito porta ad un risultato migliore, salvaguarda il benessere psico-fisico e permette di godere dei nostri successi.

Il lavoro che si svolge all’Hoffman aiuta le persone a tornare nello spazio di calma, a poter scegliere come vivere e a comprendere profondamente le origini dei sintomi ansiosi per poterli sostituire con modalità più adeguate e in sintonia con sé. La diminuzione dell’ansia ottenuta attraverso il metodo Hoffman può creare quindi uno spazio in cui gioia, soddisfazione, chiarezza e piacere autentico possono manifestarsi.

Ostilità

Bob Hoffman diceva che ogni persona che frequenta il seminario Hoffman “non inizierà mai una guerra”. E infatti uno degli effetti del metodo è una diminuzione dell’ostilità interpersonale.

Ogni persona che ha frequentato l’Hoffman dunque può rappresentare un piccolo seme di pace nel mondo. E non solo nel mondo in generale dove non inizierà mai una guerra, ma anche nel suo mondo, nel suo ambiente sociale, con la moglie o il marito, fratelli e sorelle, colleghi, vicini di casa. E questo non vuol dire che chi esce dall’Hoffman sia un santo o un debole che si fa mettere i piedi in testa da tutti! Diminuire l’ostilità significa continuare ad avere le proprie simpatie e antipatie, ma essere comunque aperti verso gli altri; significa sentirsi abbastanza forti da poter gestire i conflitti a tavolino; significa sapersi difendere, saper dire di no, saper gestire l’aggressività in maniera sana. Se pensiamo oggi a quanta rabbia viene scatenata nei divorzi, nelle faccende di eredità, nelle riunioni condominiali, per non parlare dei luoghi di lavoro dove spesso accade che “volino coltelli”…

Oltre al fatto che questo stato di cose è sgradevole per la maggior parte di noi, queste piccole guerre sono spesso di ostacolo al raggiungimento dei nostri obiettivi o degli obiettivi del gruppo di cui facciamo parte, sia esso la famiglia o un team di lavoro.

Ed è confortante pensare che ognuno di noi, lavorando su di sé, può fare la sua piccola parte per far diminuire ostilità e rancori dal pianeta e dal proprio ambiente.

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