Affrontare la crisi: dove e come ripartire

 

È vero, sono tempi difficili.

Nei media aumentano parole quali crisi, recessione, inflazione, disoccupazione. Ognuno di noi ha conoscenti che hanno perso il lavoro; alcuni hanno perso grandi somme di denaro o sono a rischio di perderle.

Il clima di pericolo si espande, lo spettro della mancanza si manifesta e ci sono molte persone che in fondo non sono ancora toccate dagli effetti concreti della crisi ma ci si sentono già dentro.

Sentiamo tutti un disagio e, se non facciamo attenzione, è molto facile agire sotto la spinta della paura. In tali momenti di crisi è più importante che mai aver accesso alla propria forza, al proprio potere.

È richiesto il nostro coraggio; diventano prioritarie la creatività, la determinazione, un sano senso dell’umorismo e il totale accesso alle proprie risorse. Se possiamo affrontare in tale modo questo periodo, il tempo di crisi può trasformarsi in un’occasione impensata..

Siamo sfidati a re–inventarci, nel crearci una realtà migliore su tutti i livelli.

Possiamo trovare un lavoro più appagante, possiamo creare delle relazioni migliori, possiamo finalmente vivere davvero fedeli ai nostri valori più profondi e creare per noi e per la nostra famiglia un futuro per il quale essere fieri.

È essenziale – proprio in un momento di grande difficoltà esterna – riconoscere il proprio potenziale, risvegliarlo e agirlo con forza nella vita.

È comprensibile che ci sia inizialmente una tendenza ad invischiarsi in comportamenti basati su paura e che sono limitanti e automatici; aleggia lo spettro di una depressione potente e globale.

Un medico da me conosciuto, ha già dovuto affrontare e gestire il suicidio di quattro pazienti che avevano perso tutti i loro soldi.

Non essendo un consulente finanziario, non affronterò questo aspetto.

La nostra competenza va nell’aiutare le persone a prendere una posizione personale più adeguata per poter agire in questi tempi nel modo migliore.

In questo momento abbiamo fondamentalmente due possibilità: o diamo alle circostanze esterne il potere di determinare il nostro comportamento oppure usiamo questa situazione come occasione per re–inventarci.

Descriverò di seguito due scenari problematici e mostrerò le possibilità che abbiamo – partendo da essi – di sviluppare un’esperienza di vita più soddisfacente e di agire più efficacemente. Ovviamente è più facile dirlo che farlo. Quella in cui ci troviamo è una situazione che sfida infatti tutto il nostro potenziale personale.

Paure/ansie/preoccupazioni

Penso ad esempio alla paura di perdere la sicurezza economica, alla paura di non poter più sostenere lo standard di vita abituale, alla paura di non poter più garantire ai figli gli standard di vita a cui sono abituati, fino ad arrivare alla paura atavica per la sopravvivenza.

Paure tali possono spingerci in dannosi e variegati comportamenti e stati d’animo.

Preoccuparsi ha un lato buono e molti lati cattivi.

Il pianificare fa parte del lato buono: è necessario e produttivo misurare quali conseguenze hanno le proprie azioni, esaminare se queste azioni hanno un effetto durevole nel tempo e se portano più bene che male.

Sono proprio la mancanza di pianificazione corretta e di consapevolezza di quelle che sono le conseguenze delle nostre azioni che ci hanno portato nell’attuale situazione globale.

E non possiamo affermare di non essere stati avvisati:

Da più di cento anni esseri umani lungimiranti hanno segnalato che l’uso smodato delle risorse non avrebbe portato a niente di bene; dagli anni settanta queste voci sono diventate sempre più forti – il Club of Rome ne è un esempio.

Fa parte del lato cattivo del preoccuparsi il “pensare, pensare, pensare, e ancora pensare”: i pensieri vengono e vanno in modo sempre più rapido, ci si sente in un fiume in piena di pensieri ripetitivi, spesso con scenari catastrofici, previsione apocalittiche sul futuro e fantasie di povertà si alternano incessantemente. Si diventa ciechi rispetto a possibili soluzioni, più niente sembra fattibile, una fine amara appare inevitabile.

Da tutto questo può nascere un’insonnia paralizzante, una scontrosità che inquina la giornata, irritazione costante verso le altre persone e, a volte, non si riconosce neanche più la benevolenza altrui, addirittura la si scambia per pena.

Spesso è la famiglia la prima vittima di questa spirale discendente, malgrado sia proprio il benessere di questa stessa famiglia quello per cui ci preoccupiamo.

Come ci si può comportare senza essere dominati da queste ansie e paure?

Mentre è stata la mancanza di una sana paura – quella che ci fa preoccupare delle conseguenze delle nostre azioni – a portarci in questa situazione difficile sia a livello globale che personale, ora sono proprio le nostre paure irrazionali a limitarci, a impedirci di essere creativi e di riconoscere le possibilità.

Un piccolo esercizio per allentare la paura: quando mi accorgo di essere in preda a pensieri ansiogeni, posso darmi interiormente uno STOP, distogliere la mia attenzione da questi pensieri e porla sull’ADESSO.

Posso osservare il mio respiro, lentamente porre poi l’attenzione sull’ambiente che mi circonda, osservando con interesse ciò che è nel mio campo visivo, volgere poi la mia attenzione ai rumori che odo, e di nuovo sul mio corpo e le sue sensazioni, poi nuovamente sul respiro, di nuovo su cosa vedo, odo e così via…

Già dopo pochi attimi si nota che la paura per alcuni momenti è stata assente, si è più calmi e rilassati. L’esercizio può essere ripetuto tanto quanto lo si ritiene utile, può essere usato anche per allentare momentaneamente impazienza, irritazione e scontrosità, per ritrovare uno stato d’animo più adeguato.

Deprimersi

A nessuno può essere fatto un rimprovero se reagisce con disperazione, pessimismo e alla fine con depressione alla disoccupazione, alla perdita di denaro ecc.

Il problema è che questi stati d’animo paralizzano, le soluzioni sembrano fuori portata, il futuro appare nero e alla mattina quando ci si sveglia, con noi si sveglia anche la mancanza di senso.

La gioia di vivere è limitata e l’iniziativa è andata in vacanza. I pensieri si occupano esclusivamente della propria situazione e l’orizzonte finisce sulla punta del naso. Alla fine si è seduti o sdraiati lì, con la paralisi che non ci lascia un istante e non si ha nessuna idea di cosa si dovrebbe e potrebbe fare.

Tante persone vanno dal medico e si fanno prescrivere degli antidepressivi – decisione che in alcuni casi è adeguata, ma che a volte non contribuisce ad una soluzione profonda della difficoltà.

Oggigiorno ci sono tante scuole di pensiero che offrono chiare indicazioni di come procurarsi sollievo da stati depressivi in modo più semplice e produttivo.

Per prendere questa via di azione, come prima cosa bisogna riconoscere che quando sono in uno stato depresso mi occupo sempre e solo di me.

La mia attenzione è quasi esclusivamente indirizzata su me anche se i pensieri vanno su altro: come faccio IO a prendermi cura della mia famiglia? Cosa pensano gli altri di ME? O ancora: questo lavoro che mi hanno proposto dopo che ho perso il mio non Mi piace.

Dopo aver preso coscienza di questo, si tratta di distogliere l’attenzione da me e metterla su qualcosa d’altro. È un’esperienza conosciuta a noi tutti: tutto ciò che possiamo chiamare distrazione, un buon film, un libro accattivante, una cena con amici, ha l’effetto di distoglierci per un tempo anche se limitato, dai nostri problemi.

Per conseguire un cambiamento duraturo è necessario comunque fare un passo ulteriore di cui parlerò nel prossimo capitolo.

Compassione e apertura spirituale

Sembra che servano due ingredienti per raggiungere un sollievo duraturo dagli stati depressivi.

Il primo ingrediente è compiere azioni motivate da compassione, il secondo ingrediente è coltivare un’apertura spirituale.

Tutti e due questi ingredienti ci aiutano a porre la nostra attenzione su altri e altro.

Approfondiamo il primo punto, la compassione.

Cosa vuol dire agire con compassione? In modo molto semplice, fare piccole o grandi azioni per il bene altrui.

Di seguito riporto un testo del Dalai Lama che parla della compassione:

“La compassione é ciò che rende le nostre vite piene di senso. È l’origine di tutta la felicità e della gioia duratura. Ed é il fondamento di un cuore buono, il cuore di una persona che agisce per il desiderio di aiutare altri.

Attraverso la gentilezza, attraverso l’affetto, attraverso l’onestà e attraverso la verità e la giustizia verso tutti gli altri, ci assicuriamo il nostro proprio beneficio.

Qui non si tratta di una teoria complicata, questo é buon senso. Non si può negare che considerare altri é lodevole. Non si può negare che la nostra felicità é inestricabilmente legata con la felicità di altri. Non si può negare che se la società soffre, soffriamo anche noi.

Nemmeno si può negare che più i nostri cuori e le nostre menti sono afflitti di malanimo, più infelici diventiamo. Perciò possiamo rifiutare tutte le altre cose: religione, ideologia, tutta la saggezza ricevuta. Ma non possiamo sottrarci dalla necessità di amore e compassione.”

Sua santità il Dalai Lama dal suo libro Ethics for the New Millenium

Per riassumere: la benevolenza disinteressata, seguita da azioni allineate, aiuta noi stessi.

E così, questo momento critico, può diventare occasione per riaffermare i nostri valori e vivere in contatto con essi: ricreare una connessione con persone che non vediamo da tanto, visitare amici, occuparsi della famiglia, dare quindi alle relazioni lo spazio che meritano.

Possiamo ricreare la nostra rete sociale ed affettiva per vivere momenti di scambio e di amore con altri.

Mi sembra che in questi tempi sia sempre più importante ritrovarsi con i nostri cari e i nostri simili in generale; la rete affettiva e sociale è risorsa che non solo ci regala sicurezza e forza ma può anche diventare fonte di senso e gioia di vita.

Quest’ultimo punto mi permette di fare un ponte con l’apertura spirituale. “Amatevi gli uni e gli altri”, è un’affermazione essenziale della nostra cultura cristiana e, secondo il mio modo di vedere, risiede nel nucleo di tutte le altre grandi religioni.

La compassione e l’amore nell’azione sono le manifestazioni attive ed esterne della spiritualità.

L’aspetto interiore della spiritualità consiste nel non identificarsi così tanto con i propri pensieri, sentimenti e sensazioni fisiche, ma nell’identificarsi con l’aspetto che ci dà vita, con il nucleo del nostro essere.

Sto parlando quindi della necessità di cambiare il nostro punto di vista fisso per porci in una posizione dalla quale possiamo nuovamente pensare con chiarezza, una posizione che ci permette di stare in uno stato di fiducia e di calma interiore.

Come possiamo arrivare in questo spazio interiore?

È necessario fare un lavoro di auto–conoscenza che:

  1. vada ad esplorare come reagiamo allo stress e quali pensieri, sentimenti, comportamenti ci impediscono di essere consapevoli del nostro valore, valore che è indipendente dal nostro “fare”;
  2. vada ad indagare come abbiamo imparato queste reazioni diventate ormai automatiche per poi poterle sublimare.

Parallelamente dobbiamo sviluppare l’abilità di ritirarci nel nostro nucleo interiore di calma, di riposo.

Ognuno di noi ha già fatto l’esperienza che in certi momenti tutto è a posto, niente è da cambiare, tutto va semplicemente bene.

Per alcuni succede quando ascoltano della bella musica, per altri può essere un momento di contatto totale con la natura, per altri ancora un’esperienza religiosa.

Anche l’incontro con un altro essere umano può portarci in questo spazio.

Si dice che è l’anima che respira.

In sintesi: da un lato dobbiamo diventare consapevoli della nostra programmazione caratteriale e dall’altro lato saperci ritirare nel nostro spazio interiore.

L’Hoffman Quadrinity Process – seminario intensivo e di breve durata – è l’unico programma scientificamente convalidato che include entrambi questi aspetti.

Nel programma infatti, da una parte viene offerto uno spazio protetto e professionale per l’esplorazione delle proprie dinamiche e per l’apprendimento di una serie di metodologie atte a modificare gli schemi limitanti; dall’altra parte propone una varietà di esperienze che ci consentono di spostarci deliberatamente da uno stato contratto e limitato verso uno stato calmo, rilassato e pertanto, creativo.

Una buona occasione per re–inventarsi

Questo stato di emergenza deve e può essere vissuto come un’occasione per ricordarsi dei propri valori profondi ed attingere appieno e al meglio alle proprie risorse.

La crisi può diventare una buona occasione per creare una relazione più intima coi propri bambini o col partner, una modalità di comunicazione più attenta ai propri impiegati e collaboratori, un maggior coraggio di azione negli affari; o prendersi del tempo per ricordarsi dell’essenziale.

In ogni caso bisogna essere consapevoli che per vincere questa sfida è necessario diventare persone guidate dalla propria forza interiore, persone che possiedono intelligenza emozionale e un libero accesso al sapere intuitivo.

E questo non è semplicemente possibile fino a quando siamo invischiati nei nostri comportamenti ripetitivi e automatici

Il metodo Hoffman è stato concepito proprio per aiutare le persone a diventare consapevoli della propria strutturazione caratteriale, a sviluppare pienamente il potenziale personale e a poter realizzare la propria visione con creatività ed integrità, ascoltando la propria guida interiore ed intelligenza emozionale.

 

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